Preparazione efficace all'autogestione del diabete mellito.

Perché l'alta montagna? Diciamo subito che, come tutte le attività sportive di grande impegno, anche le ascensioni in alta quota non fanno parte del normale pacchetto di cure prescritte alle persone con diabete. Nelle nostre intenzioni esse hanno un triplice valore: 

- Innanzitutto, si pongono come un messaggio di speranza per tutti, pazienti e familiari, che vivono ogni giorno la difficoltà di una condizione a torto considerata ancora spesso limitativa.

- Inoltre, gli sportivi di punta sono testimoni dell’importanza del buon controllo del diabete per vivere e funzionare al meglio, e dimostrano con il loro esempio che il buon controllo è realizzabile... anche in circostanze avverse! Questo messaggio, amplificato dalla risonanza dell’impresa sportiva, ha più probabilità di essere ascoltato dai giovani e anche dalle persone con diabete tipo 2. 

- Infine, se si considera che gli exploits dei campioni possono attrarre verso lo stesso sport, l’alpinismo di punta ha il valore aggiunto di promuovere attività come l’escursionismo e il trekking in montagna, particolarmente salutari poiché di tipo aerobico e di durata abitualmente prolungata, spesso oltre le quattro-sei ore. 

Cima Grande di Lavaredo-2018 - 8° incontro DAM

Cima Grande di Lavaredo-2018 - 8° incontro DAM

19-22/7/2018. Il progetto del gruppo DAM prevedeva per la prima volta due giorni di arrampicata, seguiti dalla solita ascensione in quota, quest’anno alla cima dell’Ortles (m 3905) lungo la cresta Ovest per la classica “Via dei Meranesi”. Le incerte condizioni meteo, però, ci hanno permesso di realizzare solo la prima metà del programma.

19 luglio. Ascensione alla Cima Grande di Lavaredo (m 2999) per la via “Normale” sulla parete Sud (Grohmann, Innerkofler, Salcher: 1869).

Si tratta di una via classica di difficoltà tecnica non molto elevata, con passaggi di 3°/4° grado inferiore, ma discretamente impegnativa per la lunghezza, l’esposizione e la complessità del tracciato. L’abbiamo affrontata in nove (di cui 4 con diabete T1) suddivisi in quattro cordate: Marco Peruffo, di Vicenza, ideatore del progetto, guidava la cordata di tre, con Paola Maldonato e suo padre AM; Giuseppe Astori, di Vicenza, guidava la cordata con Luigi Montanaro; Pietro Vincenzi, anch’egli di Vicenza, legava a sé un’altra persona con diabete; Piero Bosetti, guida di Cortina, conduceva in cordata Costanza Micarelli. (Una curiosità: casualmente due cordate erano guidate da persone con diabete e due no; una cordata era costituita da soli diabetici e una solo da non-diabetici, mentre due erano miste; secondo uno schema che è risultato sfruttare tutte le combinazioni possibili: D-N-N, N-D, D-D, N-N).

Per evitare la ressa, siamo partiti dal rifugio Auronzo alle 5:30 e alle 10:00 eravamo in vetta. Un tempo non da record ma di tutta soddisfazione per un gruppo numeroso, di cui facevano parte anche alcuni neofiti dell’arrampicata in montagna. La discesa, effettuata con numerose calate su corda singola e discese in corda doppia, è avvenuta in parte per una via alternativa, più a ovest della normale, che però, probabilmente, non ci ha fatto risparmiare granché. Alle 14:30, nove ore dopo la partenza, eravamo di ritorno al rifugio, soddisfatti per questa nuova realizzazione del gruppo DAM.

I membri del gruppo che non si sentivano pronti per l’arrampicata sono saliti sul Monte Paterno (m 2746), adiacente alle Tre Cime e famoso per molti eventi storici legati alla prima guerra mondiale. Il forte alpinista vicentino Giampaolo Casarotto ha gentilmente accettato la richiesta di MP di accompagnarli in vetta sulla via ferrata “normale”, e così Catia Montebello, Martina Maddalena e Nicola De Marco hanno potuto apprezzare la salita su questa storica cima, favoriti anch’essi da un tempo splendido.

20 luglio. Ascensione alla Cima Brentoni Ovest (m 2584). Il programma previsto da MP era salire per lo spigolo sud, con un’arrampicata di difficoltà simile a quella del giorno prima, e scendere poi per la via normale, che presenta alcuni passaggi di 1° e 2° grado su roccette. La forte minaccia di temporali ci ha indotto però a scegliere la via normale anche per la salita.

I partecipanti sono stati 11, di cui 6 con diabete T1. Poco prima della vetta, il precipitare delle condizioni atmosferiche ci ha indotto a tornare indietro. Solo due partecipanti veloci: Pietro Vincenzi e Luigi Montanaro (entrambi con diabete) sono stati autorizzati a proseguire, e dopo circa mezz’ora ci hanno raggiunto lungo le roccette della discesa. Nonostante i nuvoloni neri e i tanti tuoni tutto intorno, il tempo ci ha assistito e solo poche gocce ci hanno raggiunto prima del rientro al rifugio.

Prima di ripartire, dopo un rapido pasto al rifugio Tenente Fabbro, abbiamo scambiato le impressioni sull’autogestione del diabete. Luigi ha decantato i vantaggi della nuova insulina rapidissima FIASP, che – afferma – è particolarmente utile con il microinfusore. Tutti hanno mostrato interesse, ma hanno convenuto che sarà bene collaudarla nella vita normale, prima di usarla in montagna. Quasi tutti hanno sostenuto la grande utilità del monitoraggio continuo della glicemia, particolarmente con strumenti che diano risultati affidabili e previsioni sull’andamento. Quanto ai risultati di ciascuno, ci sono stati un paio di episodi di iperglicemia, peraltro corretti abbastanza rapidamente, e una sola lieve ipoglicemia, molto ben percepita a 75 mg/dl e prontamente corretta.

M. Etna-2018 - 7° incontro DAM

M. Etna-2018 - 7° incontro DAM

1-4/3 2018. Escursioni invernali con sci o ciaspe sul M. Etna (3300 m).
Hanno partecipato 10 alpinisti con diabete T1 (fra i quali Marco Peruffo e Cecilia Marchi), una con SM (Antonella Perna), e 11 accompagnatori, dei quali 3 diabetologi (Valeria De Donno, Giampaolo Magro e AM).

Dopo i primi due giorni afflitti dal maltempo, con vento fortissimo, accompagnato il sabato anche da neve mista a pioggia, finalmente domenica 4 abbiamo potuto affrontare con tempo decente la salita al cratere centrale dal versante sud, partendo dalla stazione di arrivo dell'ovovia del rifugio Sapienza. 

Dopo circa 900 m di salita, tutti i partecipanti hanno raggiunto il bordo del cratere in un vento gelido contaminato da irrespirabili vapori sulfurei che fuoriuscivano dalle spaccature del terreno lavico. Dei 22 partecipanti, 14 (dei quali 6 con diabete) hanno utilizzato sci e pelli di foca per salire e sono scesi fino al rifugio Sapienza in sci;  8 (dei quali 4 con diabete e una con SM) sono saliti e scesi con i ramponi ai piedi, visto che la neve era abbastanza dura da non richiedere l'uso delle ciaspe.

Il resoconto delle salite invernali sull'Etna, una descrizione (per non-addetti-ai-lavori) di cosa vuol dire oggi vivere con il Diabete Tipo-1, e i vivi ricordi di alcuni partecipanti, sono pubblicati su Planet Mountain, insieme a una rassegna fotografica di Maurizio Oviglia.

M. Elbrus-2017 - 6° incontro D.A.M.

M. Elbrus-2017 - 6° incontro D.A.M.

21-29/7 2017.  Salita al M. Elbrus (m. 5642) vetta Ovest, dal versante sud.
Quest'anno abbiamo puntato in alto: il tetto d'Europa, nella catena del Caucaso. E' una salita lunga ma non impegnativa, che attira numerosi alpinisti da tutto il mondo, anche perché fa parte dei cosiddetti "Seven Summits", cioè delle cime più alte di ciascuno dei continenti.
Hanno aderito 11 alpinisti con diabete T1, uno con SM (Antonelle Perna, che al ritorno ha raccontato per la prima volta la sua decennale convivenza con l'interferone e la montagna), e 6 accompagnatori fra i quali un diabetologo (AM), la guida Piero Bosetti e un'odontoiatra (Costanza Micarelli). In tutto 18 partecipanti, dei quali 16 hanno raggiunto la cima.

21 luglio. Dopo una lunga organizzazione durata mesi, dopo qualche adesione e qualche rinuncia dell'ultim'ora, finalmente ci troviamo all'aeroporto di Bergamo, da dove partirà il volo low-cost della Pegasus che, previo lungo scalo a Istanbul,  ci porterà a Mineralnye Vody. Il timore di un errore nello smistamento dei bagagli, che potrebbe compromettere la nostra ascensione, ci ha indotto a tenere l'essenziale addosso, compresi gli scarponi da alta quota: il che ci fa apparire alquanto strani in questo torrido mese di luglio. 
Partiti alle 14, atterriamo all'una di notte in territorio russo e siamo caricati su due pulmini che in tre ore ci portano a Terskol (2100 m), località posta alla base del complesso vulcanico dell'Elbrus, dove alle 5 del mattino arriviamo esausti nel simpatico Hotel Alamat, base logistica della nostra compagnia: la Mountain Guide. Qualche ora di sonno, e alle 11 ricca colazione per poi avviarci nel pomeriggio a una prima escursione di circa 600 m di dislivello, di fronte alla cresta rocciosa circondata da ghiacciai che separa la nostra regione russa Kabardino-Balkaria dalla Georgia.

Ci ha accolto all'aeroporto e resterà con noi fino alla partenza una guida russa famosissima: Nickolay Cherniy, di 79 anni, con un curriculum impressionante, che comprende due volte l'Everest, numerosi altri "8000" e moltissimi "7000": con noi salirà sull'Elbrus per la 77esima volta!

Il giorno seguente è prevista un'altra escursione di acclimatamento, alle cascate Maid's Braid e a un osservatorio a quota 3200. La giornata è piovosa e la partenza avviene tra numerosi mugugni. Ma poi gli animi (e il tempo) si rasserenano. Verso la metà, il sentiero è sovrastato da particolari formazioni laviche molto interessanti che Gianni, il geologo del gruppo, ci illustra con sapienza e passione. La cascata detta "Velo da sposa" ci incanta con la sua leggiadria. Infine, in discesa, un curioso incontro: un pastore che accompagna un grande gregge di pecore parla bene l'Italiano e ci spiega che è sposato con un'Italiana e vive normalmente a Milano; d'estate torna lì, dove è nato, per far pascolare il gregge.

Finalmente il giorno 24 si sale al rifugio Garabashi (3780 m) servito da vecchieggianti impianti di risalita: una funivia in due tronchi e poi una seggiovia. In realtà, più che di un rifugio, si tratta di un insieme di container metallici attrezzati alla meno peggio con letti a castello, e di un locale comune adibito a mensa. La cosa che ci colpisce è che tutto il cibo e l'acqua previsti per la nostra permanenza (3 o 4 giorni) la portiamo su noi, dapprima sui van che ci accompagnano alla base della funivia (2350 m) e poi sugli impianti di risalita. Sale con noi anche la graziosa cuoca, che ci preparerà e servirà i tre pasti al giorno. Quattro "forti" del gruppo, dopo avere aiutato a trasportare i materiali, salgono a piedi, mentre altri due disdegnano solo la seggiovia, salendo a piedi gli ultimi 280 m.

Nel pomeriggio è prevista un'ascensione sul ghiacciaio fino a quota 4500 m, mentre per l'indomani, vigilia della salita alla vetta: riposo. Così dopo pranzo saliamo in fila indiana con passo lento e regolare, sulla neve ormai molle, finchè a quota 4200 circa un forte tuono ci induce a desistere.

25 luglio. Il giorno di riposo viene utilizato in vario modo dai partecipanti. Antonella e Costanza, che hanno vecchi scarponi di cuoio che ieri si sono inzuppati, ne approfittano per tornare rapidamente all'Hotel Alamat, dotato di un fornito magazzino per l'affitto di tutti i materiali d'alta quota, dove troveranno dei begli scarponi in plastica della Scarpa, che nonostante i giustificati timori, alla fine risulteranno perfetti. Io le accompagno, deciso a sfruttare il giorno di riposo, e ne approfitto per ripulirmi un po' e recuperare le mie Crocs. La maggior parte degli altri risale lungo il ghiacciaio fino a quota 4500, e soltanto una piccola minoranza si riposa davvero, considerato che anche Antonella e Costanza, per provare gli scarponi, salgono a piedi sotto l'ultima seggiovia.
Intanto all'ora di pranzo cinque di noi decidono che, per la salita in vetta, usufruiranno del gatto delle nevi fino a quota 4600, mentre gli altri saliranno a piedi dal rifugio. 

26 luglio, salita alla vetta. Il tempo è stato inclemente per due giorni, ma oggi, come da previsioni, la giornata si annuncia splendida, con un leggero vento da NE. Per chi ha deciso di partire a piedi la sveglia è all'una e la partenza alle 2. Per i cinque che hanno optato per il gatto, invece, la partenza sarà alle 3:30. 
Ogni ora /ora e mezza le persone con diabete verificano la glicemia, e chi ha un misuratore continuo ne verifica l'attendibilità. Verso le 4 assistiamo affascinati all'aurora e poi alle prime luci dell'alba.

La salita procede regolarmente senza intoppi con il gruppo diviso in tre tronconi, ciascuno accompagnato da una guida. Con l'aumentare della quota, però, il mal di montagna comincia a farsi sentire, limitato per qualcuno a un po' di cefalea, ma per due partecipanti i sintomi sono più marcati e consigliano una pronta discesa: uno rinuncia così intorno a quota 4800; un'altra a quota 5300, a meno di 2 ore dalla vetta.
Il bel tempo ci assiste anche durante i 1900 m di dislivello in discesa, durante i quali un paio di partecipanti cedono alla tentazione di un "passaggio" su motoslitta, a partire dalla solita quota di 4600 m.

Ritorno: tempo di festa e di bilanci. Tornati alla base ci aspetta una cena in allegria, durante la quale Nickolay consegna i diplomi di vetta. Prima però, nel pomeriggio, ci riuniamo per riflettere insieme sulla nostra esperienza. Dal punto di vista alpinistico, è risultata evidente l'importanza dell'acclimatazione in alta quota: hanno avuto i problemi maggiori quelli che non hanno potuto salire almeno una volta intorno ai 4000 m nel periodo precedente la spedizione. Peraltro la salita è stata priva di difficoltà tecniche e il bel tempo ci ha assistito ancora una volta. Dal punto di vista diabetologico, si è confermata l'importanza del buon controllo e della verifica attenta delle glicemie: un episodio di ipoglicemia abbastanza grave, con lieve stato di confusione, è stato brillantemente superato e l'interessato ha potuto raggiungere la vetta, riconoscendo a posteriori gli errori compiuti. I partecipanti sono stati invitati a scrivere: "Una cosa che ho imparato/confermato sulla cura del (mio) diabete". Qui di seguito sono riportate le loro  scritture, e a seguire il racconto fotografico dell'incontro.  ⇓

M. Cevedale-2016 - 5° incontro D.A.M.

M. Cevedale-2016 - 5° incontro D.A.M.

15-17/7 2016, Gruppo Ortles-Cevedale: Traversata delle cime meridionali. L'entusiasmo di Marco Peruffo lo ha indotto quest'anno a proporre due incontri. (Il primo, avvenuto in Abruzzo con base ad Avezzano intorno al primo maggio, non è stato assistito dal bel tempo e si è risolto in tre simpatiche passeggiate: nel Parco Nazionale, alle grotte di Stiffe presso l'Aquila, e sul Gran Sasso.)
La proposta di luglio, più impegnativa, prevedeva la traversata delle 13 cime a sud del M. Cevedale, una via di alta quota classificata AD-.
Hanno aderito 9 alpinisti con diabete T1 e 7 accompagnatori, fra i quali 1 medico (AM), la guida Piero Bosetti e i due noti alpinisti Maurizio Oviglia e Giuseppe Astori. Fra i "nuovi acquisti" con diabete tipo-1, Cecilia Marchi, medico ginecologo a Cagliari, forte arrampicatrice moglie di Maurizio Oviglia, ha raccontato questa sua esperienza su PlanetMountain.

La partenza è avvenuta dal parcheggio del rifugio dei Forni (m 2178) al quale due coraggiosi puri sono voluti salire a piedi percorrendo con i loro pesanti zaini i circa 5 Km di strada da S. Caterina Valfurva. Invece tre prudenti meno puri (fra cui il sottoscritto) hanno profittato del trasporto in auto fino al rifugio Pizzini (m 2700), dal quale anche loro hanno proseguito a piedi. In ogni modo tutti i 16 partecipanti si sono ritrovati al rifugio Casati (m 3254), dove hanno pernottato in due camerette assai spartane.

Il giorno seguente, suddivisi in quattro cordate di 3 e una cordata di 4, in un continuo sali-scendi per lo più su terreno misto, abbiamo raggiunto e traversato le cime del M. Cevedale (m 3769), della Cima Cevedale (m 3757) (solo due cordate di 3), M. Rosole (m 3529), Palon de la Mare (m 3685) e M. Vioz (m 3645), per raggiungere dopo 9 ore il rifugio Mantova (m 3535), per fortuna molto più confortevole del precedente. Alcuni partecipanti, forse non ancora allenati a dovere, hanno accusato la stanchezza per una tappa risultata più dura del previsto: due in particolare non se la sono sentita di affrontare una seconda giornata di sali-scendi forse ancora più dura della precedente, e il mattino seguente hanno preferito tornare a valle in autonomia per la via più breve. 

Il terzo giorno partenza all'alba e, dopo essere risaliti sul M. Vioz, abbiamo traversato la Cima Linke (m 3631), dalla quale ci siamo calati "alla corda" verso il colle Vioz (m 3330), per poi traversare Punta Taviela (m 3612) e Cima di Pejo (m 3549). Su quest'ultima abbiamo posto fine alla nostra cavalcata e, con una lunga discesa attraverso il ghiacciaio dei Forni, abbiamo raggiunto il rifugio Branca (m 2478) e di lì lungo carrareccia (sei di noi sfruttando il servizio auto!) il parcheggio iniziale a quota 2178.
Il bilancio alpinistico, pur se non abbiamo raggiunto tutte le 13 Cime, è stato di tutto rispetto per un gruppo così numeroso. Dal punto di vista diabetologico, l'attività così intensa e prolungata in alta quota ha costituito una sfida continua anche per i più esperti, che sono stati di guida ed esempio per i "nuovi arrivati". Gli espisodi di ipoglicemia sono stati più o meno uno per ciascun partecipante, sempre bene avvertiti e prontamente trattati. Non c'è mai stato bisogno di usare le fiale di glucagone che avevamo con noi.

Bishorn-2015 - 4° incontro D.A.M.

Bishorn-2015 - 4° incontro D.A.M.

23-30/8 2015. Ormai gli incontri DAM sono una tradizione consolidata e da quest'anno abbiamo anche un logo che illustra l'iniziativa, legando diabete e alta montagna con un nodo d'amore.
Diciamo subito che in progetto avevamo il Weisshorn (4505 m) per la sua cresta nord, lunga e impegnativa... forse troppo per molti di noi, che non si sono affatto disperati alla notizia che la montagna quest'anno era assolutamente impraticabile.

 

Il bilancio alpinistico è dunque consistito nella cresta del Bianco di Moming (3750 m) e nel Trifthorn (3728 m), raggiunte rispettivamente il 24 e 25 agosto dalla Cabane de Mountet (2886 m); il 27 siamo saliti alla Cabane de Tracuit (3256 m) e il 28 la maggior parte del gruppo ha risalito la Crete de Milon con passaggi di 4° e 5° grado, fino alla Tete de Milon (3693 m), con Piero Bosetti e altre 4 guide salite per l'occasione. Altri, con Armand Salamin, sono saliti al Bishorn (4153 m), facile "4000" situato alla base della la cresta N del Weisshorn. Il 29 alcuni sono scesi a Zinal con calma, mentre il gruppo dei veloci, con Marco Peruffo e Piero Bosetti sono saliti al Bishorn e hanno raggiunto il resto del gruppo a Zinal per l'ora di pranzo.

 

L'attività educativa quest'anno, avendo più tempo a disposizione, è stata formalizzata in una serie di riunioni dedicate sia al confronto sull'autogestione del diabete nelle difficili condizioni dell'alta montagna, sia al racconto di sè utilizzando l'approccio narrativo-autobiografico. Momenti particolarmente significativi sono stati due incontri con Jean-Philippe Assal, il padre europeo dell'Educazione Terapeutica, e con sua moglie Tiziana, i quali ci hanno illustrato due modalità educative che hanno introdotto negli ultimi anni: il teatro del vissuto e gli atelier di pittura.

 

Hanno partecipato: 7 persone con diabete T1, 1 con SM, 1 accompagnatore e 2 diabetologi: AM e Gianfranco Poccia, oltre a 2 guide sempre presenti: Piero Bosetti e Armand Salamin, e altre 5 guide (Andrea Basso, Carlo Cosi, Christian Hofmann, Ferruccio Svaluto Moreolo, Romain Tavelli) presenti occasionalmente. 

 La descrizione dettagliata dell'incontro e le impressioni dei partecipanti possono essere scaricati qui di seguito 

Dom-2014 - 3° incontro D.A.M.

Dom-2014 - 3° incontro D.A.M.

4-6/9/2014. Dopo il successo della salita al M. Bianco dello scorso anno, il desiderio di continuare a coniugare educazione all'autogestione del diabete e alta montagna ci porta sul Dom (Valais, CH) che con i suoi 4545 m è la montagna europea più alta situata interamente in una sola nazione. Oltre a Piero Bosetti, coinvolgo una guida svizzera che conosco da tanti anni: Armand Salamin, e l'appuntamento è a Randa, nella valle di Zermatt, per salire al rifugio Domhutte (2940 m). Partecipano 5 persone con DT1, 1 con SM, 1 medico e 2 accompagnatori. Il 6 mattina si parte divisi in tre cordate: due di 3 e 4 persone condotte dalle guide, e una di tre persone condotta da Marco Peruffo. Una persona con diabete, che non ha potuto allenarsi nelle settimane precedenti, rimane al rifugio a fare un'escursione.

Il tempo è bello e nelle prime ore procediamo alla luce delle lampade frontali, arrestandoci ogni ora-ora e mezza per un rapido controllo della glicemia. All'alba siamo alla base della ripida cresta NO, la Festigrat, e dopo aver superato un paio di passaggi impegnativi, dopo quasi 8 ore di salita anche i più lenti raggiungono la vetta, per poi scendere dalla via normale.

Qui si possono vedere le foto della salita al Dom.

Monte Bianco-2013 - 2° incontro Diabete e Alta Montagna

Monte Bianco-2013 - 2° incontro Diabete e Alta Montagna

2-7/9 2013. Secondo tentativo di salita al M. Bianco:  la via prescelta, detta dei Trois Monts Blancs, è la stessa che ho "perlustrato" con Piero Bosetti nel 2011 e anche il periodo è lo stesso perche il clima in genere è più stabile, e i rifugi e le vie sono meno affollati. Il resoconto fotografico di quell'ascensione può essere visto qui

Questa volta programmiamo per tutti tre giornate preliminari di allenamento/acclimatazione sul M.Rosa. Quindi il 2 settembre ritrovo per tutti a Gressoney la Trinité per salire ai 3585 m del Rifugio Quintino Sella al Felik. I partecipanti sono 6 persone con DT1 (fra cui 1 medico), 1 con SM, 4 medici: AM, Gianfranco Poccia, Claudio Molaioni (con DT1) e Gianfranco Rosati, oltre alle due guide Piero Bosetti e Paolo Pieroni... In totale 12 persone, a cui se ne aggiungeranno 2 (1 con DT1 e un accompagnatore non diabetico) per la salita al M. Bianco.

Il 3 settembre partenza all'alba per il M. Castore (4200 m). (Io non partecipo per una microfrattura a un piede causata da una caduta in arrampicata due settimane prima, che mi impedirà anche la salita al Bianco). Il 4 settembre traversata del Naso del Lyskamm (4100 m) e discesa a Morgex nell'accogliente Hotel Valdigne. La partecipante con SM ha avuto un malessere legato a un disturbo intestinale e decide di ritirarsi, insieme con GR, uno dei medici che la accompagnava. Il totale dei partecipanti rimane 11: 7 con diabete T1 e 4 accompagnatori.

5 settembre: poiché la funivia da Chamonix è temporaneamente chiusa, saliamo in funivia al Rifugio Torino (3329 m) e da lì traversiamo la Vallée Blanche fino al Refuge des Cosmiques (3613 m). La sera ci raggiungono altre 3 guide, poiché sul M. Bianco una guida può accompagnare al massimo due clienti; conosciamo così Alessandro Bosio(*), Philippe Favre e Nicolas Meli.
* Alessandro perirà in una tragica caduta nel giugno 2017.

Il 6 settembre alle ore 2:00 il gruppo parte per la vetta, suddiviso in 4 cordate di tre e 1 cordata di due. Il tempo è splendido e raggiungeranno i 4810 m della vetta alle prime luci dell'alba. Solo una cordata si ferma al colle della Brenva (4303 m) per il malesssere di una persona con diabete, assistita e consigliata a desistere dal dr Poccia. Al ritorno al rifugio, dopo il giusto riposo, chiedo ai partecipanti di scrivere le loro impressioni, che riporto qui in allegato. Il medico con diabete, Claudio Molaioni è così colpito da questa avventura che una volta tornato a casa deciderà di farne un libro: Il Racconto Bianco.

La mattina del 7 settembre si sale all'Aiguille du Midi per la sua affilata cresta nord, e l'incontro si conclude con la discesa in funivia a Chamonix. 

Qui di seguito il racconto fotografico dell'incontro

Gran Paradiso-2012 - 1° incontro Diabete e Alta Montagna

Gran Paradiso-2012 - 1° incontro Diabete e Alta Montagna

10-14/9 2012. A distanza di sette anni dall'ascensione in Pamir, abbiamo voluto rinnovare il messaggio che persone con diabete amanti della montagna, di forza e abilità normali, possono stare molto bene, e anche raggiungere vette alpinistiche e di buon controllo che ad altri possono sembrare impossibili. Questa volta ci siamo proposti di farlo con la salita alla vetta del Monte Bianco per una delle sue vie "normali". Hanno aderito al progetto 9 persone con DT1 (di cui 1 medico), 1 con SM, 3 diabetologi (di cui 1 con DT1), con 2 guide alpine. Una parte degli aderenti si sono trovati qualche giorno prima sul Gran Paradiso (m 4061) per allenarsi e acclimatarsi: 4 con DT1, 1 con SM, i 3 diabetologi: AM, Gianfranco Poccia e Claudio Molaioni (con DT1), e la guida Piero Bosetti: in tutto 8 persone.

Per un disguido, uno degli aspiranti con diabete è andato da solo ad acclimatarsi al rifugio Plan de l'Aiguille (2207 m) sul versante francese del M. Bianco, per incontrarci al momento di salire all'Aiguille du Midi... ma, visto com'è andata, il gruppo farà la sua conoscenza soltanto l'anno prossimo.

Infatti, dopo i tre giorni trascorsi al Rifugio Vittorio Emanuele in Valsavaranche, al momento di trasferirci sul M. Bianco abbiamo dovuto rinunciare a causa delle condizioni meteo impossibili.

Le due ascensioni effettuate: vetta del Gran Paradiso (4061 m) e Tresenta (3609 m), e la condivisione di esperienze nella gestione del diabete hanno comunque gettato le basi per continuare quest'esperienza di educazione in alta quota. In questa occasione due partecipanti hanno superato per la prima volta i 4000 m. 

 

Qui di seguito le foto delle escursioni sul Gran Paradiso ⇓

ISLET-2005 (Internat. Snow-Leopard Expedition T1)

ISLET-2005 (Internat. Snow-Leopard Expedition T1)

16/7-14/8 2005, Pamir, Kyrgyzstan. Spedizione internazionale aperta alla partecipazione di alpinisti con diabete tipo 1 provenienti da tutto il mondo. L’obiettivo alpinistico è stato le vetta del Pik Lenin, 7134 m. (Con il termine Snow Leopard si intendono le 5 principali vette di 7000 metri dell'Alai-Pamir).

Partecipanti: 9 alpinisti con diabete provenienti da 3 paesi, 5 alpinisti non diabetici di supporto, 8 medici (6 diabetologi italiani, di cui 4 aspiranti alla vetta, e 2 medici spagnoli "di spedizione"), 1 educatore e 1 cineoperatore alpinista.

La spedizione è stata organizzata da ADIQ (Alpinisti Diabetici in Quota, presidente M. Peruffo) e da ANIAD (Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici, presidente dr G. Corigliano), con il supporto del ComET.

Il risultato alpinistico è visibile sulla foto. Otto persone hanno raggiunto i 7134 m della vetta: 3 con diabete, 4 alpinisti di supporto e il cineoperatore. Cinque persone (3 diabetici e 2 medici) hanno superato il campo 3 raggiungemdo quote fra i 6450 e i 6800 m. Cinque persone (1 con diabete, 2 medici e 2 alpinisti di supporto) hanno raggiunto i 6148 m del rilievo chiamato Razdelnaya (poco prima del campo 3).

Quasi tutti i partecipanti, di ritorno dai campi alti, hanno raggiunto in giorni diversi il M. Petrovskogo (4830 m), partendo dai 3600 m del campo-base.

Come già avvenuto nel 2002 in Tanzania, sono stati donati farmaci, presidi diagnostici e fondi all’associazione diabetici del Kirghizistan.

Qui di seguito si possono scaricare: 1) alcune foto della spedizione; 2) il racconto di Giannermete Romani; 3) le impressioni a caldo dei partecipanti italiani.

Diabetici Italiani sul Kilimanjaro (DIsK)

Kilimanjaro, visto da quota 2900 m.

7-17/1 2002. Spedizione organizzata dal gruppo ADiQ (Alpinisti Diabetici in Quota), presieduto da Marco Peruffo. Partecipanti: 11 persone con diabete, 5 medici, 1 coniuge.

 

La descrizione dettagliata dell'impresa può essere scaricata qui sotto (come pure un breve resoconto di M. Peruffo sulla sua successiva salita al M.Kenia)  ⇓